Vorrei sentire la tua voce gridare, tentare, sbagliare…

“Era un ragazzo di così buona famiglia”, si sente dire con sottofondo di campane a morto. A volte anche dalla famiglie migliori vengono fuori individui legati indissolubilmente a un’idea, per la quale sono pronti a gridare, tentare e sbagliare a prescindere. Le famiglie migliori, anzi, sono proprio quelle che pompano nel cuore della nostra società, svuotata e rassegnata, i loro figli cresciuti così. In ogni ambito, i gendarmi del quieto vivere allungano sempre più i tentacoli della repressione. La curva Maratona conta ormai decine di diffidati per motivi (motivi?) incomprensibili, al di là di ogni logica e giustizia: ce n’è per chi ha cercato di afferrare la maglietta di un giocatore a fine partita, per chi ha acceso una torcia lontanissimo dallo stadio, per chi si è attardato a fare quattro chiacchere tra i tornelli e gli ingressi, per chi è stato “visto” in una zona dove non avrebbe dovuto essere (tanto, 50 metri più in qua o più in là significano solo due anni di firma ogni domenica). Il continuo inasprimento delle leggi sulla violenza nel calcio ha appiattito ogni differenza tra ultras e semplice tifoso. L’Athletic Daspo granata è formato da ultras che orgogliosamente rivendicano le loro azioni e le loro turbolenze, ma anche da una notevole quantità di tifosi che – da un giorno all’altro – si è trovata sbattuta in un labirinto di denunce, interrogatori, avvocati, aule di tribunale. La fede comune di tutte queste persone è il Toro; la famiglia comune di tutte queste persone è la Maratona.
…Non sopporto più di vederti morire ogni giorno, innocuo e banale
martedì 1 marzo 2011 |
Teniamo a scrivere poche righe per precisare quanto accaduto prima di Torino-Pescara, che ha portato sabato 20 febbraio alla nostra assenza in Curva. Lo facciamo non già per difenderci dai consueti attacchi della stampa cittadina,ma perché riteniamo che debbano essere chiari a tutti i passi che la repressione muove ogni volta di più nei nostri confronti. Ebbene, prima di Torino-Pescara alcuni ragazzi della Curva Maratona non sono riusciti a fare il biglietto: alla richiesta di emissione, il monitor di 4 diversi rivenditori (compreso quello del botteghino dello stadio, il giorno della partita) segnalava un problema e rimandava la risposta alla questura competente, che a propria volta rispondeva di non saperne nulla. Qualche scribacchino, noto per nascondersi negli armadi di Cogne o nei bauli delle auto per evitare tutti coloro su cui ha versato quintali di fango, mistificava scrivendo che avremmo disertato la Curva per fuggire (noi!) da possibili denunce; altri ignoravano la questione; Cairo negava di saperne qualcosa, esultando per aver finalmente notato la mancanza di cori contro di lui. L'unico dato di fatto restava per qualcuno l'impossibilità di entrare allo stadio.
Nel proprio delirio, la normativa sulla tessera del tifoso riprende e rilancia la legge Amato, in particolare l'articolo 9: "E' fatto divieto alle societa' organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio, responsabili della emissione, distribuzione, vendita e cessione dei titoli di accesso, di cui al decreto ministeriale 6 giugno 2005 del Ministro dell'interno, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 150 del 30 giugno 2005, di emettere, vendere o distribuire titoli di accesso a soggetti che siano stati destinatari di provvedimenti di cui all'articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, ovvero a soggetti che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive". La legge 401/1989 è il DASPO, ovvero il D.ivieto di A.ccedere alle manifestazioni SPO.rtive; se ne deduce, quindi, che un DASPO è per sempre. Ci sarebbe da ridere, se non fosse che queste leggi colpiscono chi ha un nome, un cognome, una faccia, e una vita da tifoso. Chi ha acceso un fumogeno a 20 anni; chi si è proteso a prendere una maglietta a 18 anni, si vedrebbe vietato lo stadio per tutta la vita.
La prima risposta che ci è venuta da dare è stata quella di auto-escluderci in solidarietà coi ragazzi costretti a stare fuori. TUTTI DENTRO O TUTTI FUORI. Oggi, invece, apprendiamo che quello che non era possibile per Toro-Pescara, sarà possibile per Toro-Atalanta: mercoledì potranno entrare tutti. Che sia stata una punizione per la disobbedienza che la Maratona continua a manifestare nei confronti della tessera del tifoso, in particolare per gli episodi di Novara? Un Errore Informatico (???)? Altro motivo? L’impressione è quella di aver fatto da cavie per futuri, sempre meno futuri e sempre più prossimi in realtà, atteggiamenti repressivi. Quella di essere stati i primi sperimentatori di una black-list che il ministero degli interni starebbe preparando per svuotare definitivamente gli stadi e consegnarli alle TV.
L’unica cosa certa è che c’è bisogno di informare e di essere informati.
Chiunque non riesca a fare il biglietto, e sia vittima di questo presunto
'blocco informatico', ce lo faccia sapere scrivendo a:
athleticdaspo@gmail.com.
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